Un trionfo. Questo stufato di tofu, ovvero di me stesso, è un trionfo di sapori. Io e il cuoco abbiamo lavorato bene: abbiamo parlato a lungo con le spezie che hanno concertato per dare al piatto il giusto equilibrio di sapori e colori.
Ci siamo presi i nostri tempi, abbiamo domato il fuoco per permettergli di trasformarmi con calma in questa prelibatezza e ora, dopo un impiattamento magistrale, eccomi qui, con indosso il mio smoking di curry e verdure e quel delizioso intingolo piccantino come pochette nel taschino.
Appena mi poggiano sulla tavola, la riconosco: riconosco l’espressione a metà tra il deluso e lo schifato, della donna che mi ha ordinato per cena. Mi guarda con un sopracciglio sollevato e un leggero tremolio del labbro superiore che lasciano poco spazio a dubbi: sta pensando che, per quanto io, il cuoco e le spezie potremo mai impegnarci, continueremo a essere una imitazione triste e venuta decisamente male del peggiore dei tagli di carne conosciuti.
La donna alza lo sguardo verso il commensale e gli rivolge parole che rasentano l’odio: non chiedermi di assaggiarlo, perché non ci penso nemmeno! Piuttosto digiuno!
Quanta acidità! Ma non mi perdo d’animo, schiarisco la voce, imposto il tono più sexy che ho e mi rivolgo a lei: Gentile donzella, non crede di essere un tantino sgarbata a parlare così a un signore come moi?
Ora la sua espressione, che per un secondo ha attraversato lo stupore, ha decisamente virato verso l’irritazione: Signore? Signore tu? Ma per favore, guardati: un blocchetto di pongo bianco fatto a quadretti e messo a galleggiare in un triste brodo primordiale.
Brodo primordiale? Dolce signora, mi permetto di dissentire: la ricetta del delizioso intingolo che stasera mi accompagna c’est française! Il cuoco ci ha lavorato per ore oggi e vi partecipano le migliori spezie che ci sono in circolazione: garantisco io per loro. Personalmente credo che il curry sia un vero artista del sapore: buon Dio, quel misto di piccantino, amarognolo salato e dolce, quando ci si mette è capace di imbarcarti direttamente su un volo per Nuova Delhi già alla prima cucchiaiata.
Sì beh, Nuova Delhi può anche tenersela per quanto mi riguarda, a me piace mangiare BENE, italiano: sapori mediterranei, roba buona, sincera, che ti riempie la pancia e ti fa alzare felice dalla tavola. Hai presente il sapore, il colore e la consistenza di una bella e succosa fiorentina con l’osso? Ora che ci penso, il tuo pallore è ancora più triste!
Ecco, a proposito, lei lo sa che questo “blocco di pongo” che ha qui davanti ha una storia millenaria alle spalle? Pensi che io sono nato in Cina più di mille anni fa dalle mani di un principe, rappresentante di una grande dinastia: ho origini decisamente nobili.
Nobile o non nobile, continui a essere più triste persino di un gambo di sedano crudo abbandonato da solo su di un enorme piatto bianco. E ora se permetti, mi ordino la fiorentina di cui sopra. Non ho alcuna intenzione di fare la fame: il cibo è uno dei piaceri della vita e non è nei miei piani privarmene.
Fare la fame? Ordinare fiorentine? Forse le sfuggono alcune informazioni fondamentali sul mio conto che credo non possa continuare a ignorare.
Oh certo che posso ignorarle, mi è sufficiente alzare la mano e fare un cenno al cameriere. Cameri…
Ferma, madame, ferma! E se le dicessi che non farà certo la fame? Sa che per raggiungere l’apporto calorico di una certa quantità di carne, può mangiare il doppio di quantità di questo piatto? Le sembra fare la fame questo?
Ma se non so nemmeno cosa diavolo sei!
Sono un nobile derivato della soia!
Soia? Siamo a posto allora: ora non sono più triste, sono ufficialmente depressa.
Un nobile derivato della soia che, grazie al mio carattere accomodante e benevolo, è in grado di stringere deliziosi matrimoni con mille altri ingredienti, dando così alla luce piatti veramente gustosi. Sono il sapore che non si aspetta, il piatto che la sorprenderà. Sono al servizio delle sue papille gustative e della sua salute.
Non mi interessa morire sana, ma grazie per il pensiero.
D’accordo madame, lei è la donna più tenace che abbia mai incontrato. Je suis enchanté. Le donne tenaci mi intrigano, ma non sono il tipo che molla facilmente.
Nemmeno io, adieu.
Aspetti! Un’ultima parola. Facciamo un patto: le assaggia un boccone, uno soltanto, di questo gran pel pezzo di tofu, che ha davanti. È una donna tutta d’un pezzo no? Allora me lo dimostri. Non si farà certo spaventare da un cucchiaio di spezzatino! Se, e le chiedo di essere onesta, davvero mi troverà triste, insapore, schifoso, eccetera eccetera allora ha la mia parola di gentleman che la lascerò per sempre in pace. Anzi, ordinerò io per lei la fiorentina.
Mmm d’accordo, se il prezzo da pagare per mettere fine a questo supplizio per sempre è una cucchiaiata, e sia.
Mi preparo, chiamo a raccolta l’intingolo, faccio un cenno di intesa al curry e si parte.
Allora?
Devo ammettere che sei accettabile…
Avevamo detto che sarebbe stata onesta.
D’accordo d’accordo, sei dannatamente buono: sei molto più saporito di quanto mi aspettassi, la tua consistenza non è schifosa e… credo che assaggerò un altro cucchiaio. Ti ricordo che ho fame e mi hai fatto perdere 10 minuti in chiacchiere!
Et voilà… cosa faccio io alle donne?!
Claudia Chiesa, free lance copywriter.



